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Dal Km zero alla fine del mondo

Dal Km zero alla fine del mondo

5 amici, una joelette e i 902Km per Santiago de Compostela

Paulo Coelho scriveva: “Quando si va verso un obiettivo, è molto importante prestare attenzione al Cammino. E’ il Cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare, e ci arricchisce mentre lo percorriamo”.

Cristiano, Davide, Marco, Adam e Manuel, questo lo sanno molto bene.

Chi sono? I Belfortissimi e la loro è la storia di una grande amicizia e di un progetto giovane, innovativo e ambizioso.

Ci troviamo a Belforte all’Isauro in provincia di Pesaro e Urbino. Cinque ragazzi, non ancora maggiorenni, decidono di mettersi in gioco, convivere e collaborare per riuscire a percorrere l’itinerario tradizionale del famoso Cammino di Santiago. Un viaggio insolito se si pensa alle mete tradizionali scelte dai loro coetanei per trascorrere le vacanze estive dopo un anno di scuola.  Strepitoso se aggiungiamo che Marco, con l’aiuto dei suoi compagni, tutti quei km se li è fatti sulla joelette, un ausilio a ruota unica che consente alle persone con mobilità ridotta di vivere quelle esperienze che una normale sedia a rotelle renderebbe impossibili.

Sono partiti il 22 giugno 2021 dalla piccola cittadina di Saint Jean Pied de Port, ai piedi dei Pirenei, in Francia e sono arrivati a Santiago, nella regione spagnola della Galizia, dopo 779Km percorsi e 30 giorni di pellegrinaggio accumulati. Era il 21 luglio scorso.

E poi? Il raggiungimento del Km zero, a Finisterre che un tempo era considerato la fine di tutte le terre conosciute, arrivando così a collezionare un totale di 902 Km percorsi.

In realtà, però, l’avventura dei Belfortissimi comincia molto prima, nel 2019, quando l’idea di Michela, la mamma di Marco, inizia a prendere forma di itinerario e pura programmazione.

Sono stati i ragazzi stessi a pianificare ogni minimo dettaglio di quello che poi sarebbe stato il loro viaggio della vita. Un’impresa complicata ulteriormente dalla pandemia che poi purtroppo ha rallentato i loro progetti.

Cristiano, Davide, Marco, Adam e Manuel non si sono mai persi d’animo anzi, hanno saputo sfruttare a loro vantaggio la situazione che si sono ritrovati a vivere.

Chiusi in casa e privati della socialità e della scuola, palestra di vita, si sono rimboccati le maniche e hanno deciso di concentrare le loro menti e le loro energie nella ricerca del materiale e delle attrezzature più idonee ad affrontare il cammino. Hanno creato un loro sito Internet e anche dei canali social dedicati.

La protagonista più insolita di questo viaggio è sicuramente la joelette che la provincia di Pesaro e Urbino, attraverso la riserva statale Gola del Furlo, ha concesso ai ragazzi per il periodo invernale affinché si allenassero. E’ stato il Parco Sasso Simone e Simoncello, invece, a darla in dotazione al gruppo per affrontare il viaggio.

Per guidarla è necessario ottenere l’abilitazione attraverso un corso di formazione” – spiega mamma Michela – “che i ragazzi hanno fatto lo scorso giugno con l’istruttore Leonardo Paleari. Serve anche molta pratica e allenamento per riuscire a trovare il giusto passo per tutti”.

Michela mi ha raccontato come, durante il lockdown, i ragazzi si siano allenati duramente percorrendo i sentieri marchigiani e provando le diverse formazioni e i cambi. Nulla lasciato al caso.

Lei, insieme a suo figlio Ludovico, a Elia fratello di uno dei ragazzi e a Lorenzo Spina e Giulia Compierchio, giovani dell’associazione 01_21 APS che si sono occupati di documentare tutto con foto e video, hanno accompagnato I Belfortissimi durante questa fantastica esperienza.

Tanti sono stati i momenti di sconforto, di tristezza e di malinconia ma i ragazzi sono stati in grado di non fermarsi. Si sono sempre messi in gioco e non si sono mai arresi” – riferisce Michela – “Si sono dimostrati all’altezza nonostante la giovane età. Sono stati davvero incredibili, sia da un punto di vista fisico che mentale. Il loro atteggiamento bucolico ha permesso di affrontare anche i momenti più complicati, quelli in cui vorresti mollare tutto e tornare a casa. Hanno portato in campo tutte le loro competenze che hanno attinto a delle risorse personali che forse non sapevano nemmeno di avere” – continua poi mamma Michela – “il viaggio di per sé è una scoperta e per loro lo è stata nel vero senso della parola. Un’esperienza epica che si porteranno dietro per tutta la vita legata anche al fatto che a livello sportivo questo viaggio non è mai stato fatto da nessuno”.

Dal punto di vista umano, sociale e di comunità I Belfortissimi hanno realizzato un’impresa bellissima oltre che straordinaria. Il loro Cammino è stato supportato da enti, associazioni, aziende del territorio e molte persone comuni che hanno contribuito come potevano e ci hanno creduto fino in fondo. E’ per questo che quando ho chiesto a Michela se ci fossero altri progetti in programma ha sottolineato che di certo l’idea dei Belfortissimi (perché è di questo che si tratta, non è un’associazione) non può terminare così. “Mentirei se dicessi che finisce tutto qui, sicuramente ci sarà un seguito. Abbiamo appena concluso il Cammino di Santiago ma stiamo già valutando nuove strade da percorrere”.

Fra le tante cose che la loro avventura ci ha insegnato è che le differenze non sono mai un limite per superare un ostacolo; rappresentano invece un’opportunità, che ci permette di vedere meglio gli altri e conoscere di più se stessi.

La loro storia vuole essere un esempio per molti di noi, un incentivo a non fermarci davanti alle difficoltà. Mai.

Nulla rende davvero impossibile ciò che più desideriamo, se lo vogliamo davvero.

Quindi? Grazie Belfortissimi per questo insegnamento di vita e per averci confermato che quello di Santiago è davvero il Cammino delle persone comuni.

Di Ilaria Cupelli

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