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Da una crisi militare a quella energetica. le possibili conseguenze del conflitto russo-ucraino

Da una crisi militare a quella energetica. le possibili conseguenze del conflitto russo-ucraino

 

di Maurizio Petrocchi – Storico, Esperto di violenza politica confitti e terrorismo

Università di Macerata

Nel “Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati i soldati erano appostati in una lunga attesa del nemico: i Tartari, che sembrava non arrivassero mai. Mentre i soldati ucraini osservano e aspettano, scrutando nervosamente attraverso un periscopio da una trincea ghiacciata in un posto di osservazione avanzato nell’Ucraina orientale un nemico che non si nasconde nemmeno più di tanto. Intanto i governi occidentali hanno lanciato l’allarme sul fatto che la Russia è pronta ad attaccare l’Ucraina in qualsiasi momento. Washington e Londra hanno impartito l’ordine di far rientrare dall’Ucraina i familiari dei diplomatici a causa della minaccia crescente della Russia. L’azione diplomatica ha lasciato perplessa anche Kiev ritenendola “eccessiva e prematura”.

Biden nel frattempo sta valutando la possibilità di spostare truppe (circa 5 mila uomini), navi da guerra e artiglieria nell’Europa orientale, e la NATO ha annunciato lunedì che i paesi membri invieranno navi e jet nella regione. Il vero obiettivo palesato da Putin – come visto nel vertice di Ginevra del 9 gennaio – è il ritiro delle truppe NATO dalla Bulgaria, Romania e dagli altri paesi dell’Europa centro-orientale, tutti paesi dell’ex cortina di Ferro, e anche la rinuncia ad un ulteriore allargamento a est dell’Organizzazione atlantica.   

Quella che sta giocando Mosca è una partita per tornare ad essere uno dei grandi decion maker della terra, e non più una potenza regionale. Ma in tutto questo ne va della sicurezza dell’Europa e del concreto pericolo di una crisi energetica ed economica. Biden in queste ore – nonostante le smentite – sta negoziando con il Qatar una fornitura di gas per l’Europa in caso di conflitto. L’energia elettrica consumata dentro i confini dell’Unione Europea dipende per il 20% dal gas proveniente dalla Russia. Ma per paesi come l’Italia la percentuale arriva a essere superiore al 40%. Nel 2019, per esempio, è stata del 47%. In caso di conflitto molti in seno alle istituzioni europee ritengono che l’occidente si esporrebbe ad un shock negativo senza precedenti. L’ultima crisi energetica risale al 1973 con la crisi petrolifera quando l’OPEC (l’alleanza dei Paesi produttori di petrolio, quasi tutti di lingua araba) decise di sospendere improvvisamente le forniture di greggio agli Stati occidentali. Questi ultimi avevano infatti appoggiato Israele, facilitandogli la vittoria nella guerra dello Yom Kippur, che nell’ottobre di quell’anno lo aveva opposto agli Stati arabi di Siria ed Egitto. La ritorsione dell’OPEC si tradusse in un aumento improvviso e molto elevato del prezzo del petrolio. La scarsità di petrolio e la forte crescita dei suoi costi si tradussero rapidamente nell’intero Occidente in una riduzione generalizzata delle attività di produzione e di trasporto, in un ulteriore calo dei profitti imprenditoriali e in un aumento del prezzo di tutte le merci, ossia in un meccanismo di inflazione.

Dal punto di vista economico quella crisi di settore diede vita alla grande inflazione degli anni a seguire, e ad una recessione che sarà chiamata stagflazione.
Anche sulle sanzioni alla Russia l’Europa è molto cauta rispetto agli Stati Uniti. Non dobbiamo dimenticare che la Russia è il quinto partner commerciale dell’Ue, mentre per gli Stati Uniti è solamente tra i primi 30. Non solo l’Europa ma anche la Russia ha molto da perdere in caso di confitto; dal 2014 le sanzioni Ue e Usa legate all’invasione della Crimea e degli Oblast’ di Luhans’k e Donec’k sono costate al Cremlino 36 miliardi di dollari di mancate entrate commerciali. La Russia in un confronto muscolare potrebbe chiudere i rubinetti del gas a proprio vantaggio, ma la riduzione delle esportazioni verso l’Europa nel 2021 hanno causato una perdita pari al 20% delle entrate previste. Di conseguenza eventuali sanzioni soprattutto nel settore energetico avrebbero un impatto devastante anche sull’economia Russa.

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