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Assolto perché il fatto non sussiste dopo 10 anni di calvario

Assolto perché il fatto non sussiste dopo 10 anni di calvario

 

“Assolto perché il fatto non sussiste”

Così la Corte di Appello Penale di Perugia all’esito dell’udienza del 1 febbraio 2022 sentenzia e chiude un procedimento penale dove è stato ingiustamente accusato, imputato e condannato un uomo, che ha dovuto lottare ben 10 anni per vedere riconosciuta la propria piena innocenza.

Il procedimento penale inizia nel 2012 quando l’uomo viene accusato di peculato asseritamente commesso in “Porto San Giorgio dall’anno 2007 all’agosto 2012 perché, essendo in possesso, in qualità di dipendente del Comune di Porto San Giorgio addetto al servizio di custodia del locale cimitero, della chiave della cassetta per le offerte della chiesa “Gesù Redentore”, ubicata all’interno di detto cimitero, si appropriava del denaro ivi contenuto”.

Il lavoratore viene condannato nel 2016 dal Tribunale di Fermo alla reclusione, pena sospesa, di anni 1 e mesi 4 con equivalente interdizione dai pubblici uffici, nonché al risarcimento del danno stabilito in via equitativa in euro 1.000/00 e alle spese legali in favore del Comune di Porto San Giorgio costituitosi parte civile.

Appellata la sentenza, la Corte dorica nel 2019 conferma la condanna, pure che riducendola a mesi 10 e giorni 20 di reclusione, e condanna nuovamente alle legali in favore del Comune di Porto San Giorgio.

Si ricorre in Cassazione e la Suprema Corte nel 2020 accoglie le ragioni della difesa, annulla la sentenza di condanna e rimette la decisione alla Corte di Appello di Perugia, di qui il lieto fine con assoluzione con formula piena.

Soddisfatto l’uomo per avere trovato finalmente giustizia, egli si dichiara estremamente provato.

“Sono stati dieci anni durissimi per me e per la mia famiglia. Essere accusato sull’ambiente di lavoro da persone con le quali hai lavorato e per le quali sei sempre stato a servizio fa male, essere etichettato dalla giustizia e dai media come fossi un ladro di monetine ferisce profondamente, essere apostrofato sui social con i termini più spregevoli per essere il vile che ruba le offerte in chiesa umilia fino a renderti difficile uscire di casa.

La mia famiglia ed io abbiamo sofferto ingiustamente 10 anni di umiliazioni, ora chi ci chiederà scusa? Chi ci risarcirà di quello che abbiamo passato?

Non auguro a nessuno di chi mi ha accusato, giudicato e condannato, di vivere quello che ho vissuto io, ma non è accettabile venire processati ingiustamente in piazza dalla pubblica opinione e dover attendere 10 anni di cause per vedere ristabilita la verità.

Ringrazio l’avvocato Andrea Agostini che ha sempre creduto in me e mi ha sempre sostenuto anche nei momenti più difficili fino ad arrivare contro tutto e tutti ad affermare la mia piena innocenza”.

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