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Le mire di Putin e cosa può Fare La Nato

Le mire di Putin e cosa può Fare La Nato

Uno spettro infesta l’Europa. È lo spettro della guerra

Putin si è messo sul lato sbagliato della storia, in questa maniera i leader del G7 si sono espressi in merito a quello che sta succedendo all’interno dell’Ucraina e stanno ponendo in essere un secondo round di sanzioni mirate e anche abbastanza profonde con l’obiettivo di colpire in maniera decisa l’economia russa non potendo in questo momento fare altro.

Ovviamente questo non ha fatto e non farà desistere il dittatore che continua la sua avanzata dentro il territorio ucraino e si appresta ad espugnare Kiev. Nelle ultime ore Putin ha anche sciolto qualsiasi dubbio dicendo che il suo obiettivo è proprio quello di ribaltare il regime. Le intenzioni di Putin sono abbastanza assurde, ha detto di voler demilitarizzare e denazificare l’Ucraina, ha già colpito militarmente il paese da diverse direzioni soprattutto le basi militari, l‘infrastruttura critica, i depositi militari e così via, per disabilitare le forze ucraine. Il suo attacco multiplo da diversi fronti sta mettendo in difficoltà l’esercito ucraino il quale non riesce a rispondere agli attacchi in maniera coordinata a causa della vastità territoriale. Nel frattempo a Mosca la società Russa che sembrava totalmente rassegnata al silenzio, soprattutto dopo l’inasprimento della tolleranza contro le protesta conseguenti all’avvelenamento e all’arresto di Alexei Navalny, è nuovamente scesa nelle piazze di diverse città per manifestare contro l’invasione ucraina. Un gesto rivoluzionario e coraggioso considerando che in Russia sono ammesse solamente le manifestazioni autorizzate, e quindi pro-Putin.   

L’applicazione delle sanzioni economiche così pervasive da parte degli Stati Uniti e dell’Europa molto probabilmente hanno come destinatari i potenti e i gerarchi russi. Nel tempo si spera che l’azione sanzionatoria possa coagulare i ricchi della Russia e i loro interessi in chiave anti-Putin, questo potrebbe essere l’obiettivo finale delle sanzioni, ma anche quello di erodere terreno sotto i piedi dello “Zar” e i consensi a livello di opinione pubblica, di classe dirigente e di lobby economiche. Naturalmente per erodere quel consenso ci vuole tempo ma occorre dire anche che il suo gradimento era sceso già abbastanza. L’opinione di molti appartenenti all’establishment russo era quello che il regime andava riformattato, che aveva perso la sua spinta propulsiva, che Putin con i suoi gerarchi ed oligarchi era lì da troppo tempo. L’obiettivo di queste e delle precedenti sanzioni è stato sempre quello di depotenziare il sistema putiniano. La condanna dell’invasione dell’Ucraina – a cui mi associo personalmente sia come ricercatore di storia contemporanea che come Presidente delle Acli di Fermo –  è giunta anche da un gruppo di colleghi e giornalisti scientifici russi che hanno scritto un lettera aperta di condanna dell’aggressione militare del loro paese contro l’Ucraina. E’ un testo importante per la chiarezza della presa di posizione, per il coraggio degli estensori, data l’ulteriore restrizione degli spazi di libertà di parola in Russia, e per il prestigio delle istituzioni in cui lavorano, dall’Accademia delle Scienze Russa all’Università Lomonosov di Mosca.

“Questa guerra – recita il comunicato – non ha alcuna giustificazione razionale. I tentativi di sfruttare la situazione nel Donbass come pretesto per lanciare un’operazione militare non meritano alcun credito. È evidente che l’Ucraina non rappresenta una minaccia per la sicurezza del nostro Paese. La guerra contro di essa è ingiusta e del tutto insensata. L’Ucraina era e resta un Paese che ci è vicino. Molti di noi hanno parenti, amici e colleghi ricercatori che vivono in Ucraina. I nostri padri, nonni e bisnonni hanno combattuto insieme contro il nazismo. Scatenare una guerra per soddisfare le ambizioni geopolitiche della dirigenza della Federazione Russa, spinta da fantasiose e discutibili considerazioni storiche, è un cinico tradimento della loro memoria.

Nella lettera gli scienziati russi aggiungono ancora che “scatenando la guerra, la Russia si è condannata all’isolamento internazionale, ad una condizione di paese-paria. Ciò significa che noi, ricercatori, non saremo più in grado di svolgere normalmente il nostro lavoro. Del resto, è impensabile portare avanti ricerche scientifiche senza la piena cooperazione con i colleghi degli altri paesi. L’isolamento della Russia nel mondo significherà aggravare ulteriormente il degrado culturale e tecnologico del nostro Paese, nella totale assenza di prospettive positive. La guerra con l’Ucraina è un passo nel vuoto”.

Dopo l’ultimo Consiglio Europeo del 25 febbraio i Ministri e capi di Stato lungo i corridoi si sono chiesti se Putin fosse ancora un interlocutore razionale o meno. Alcuni a Bruxelles ritengono che Putin non sia più un attore “lucido” ed ipotizzano sia diventato un personaggio shakespeariano, un Macbeth. La riprova ci è stata fornita nel corso delle sue dirette televisive dove Putin è seduto ad un lunghissimo tavolo distante da tutti.

Durante la dichiarazione dell’imminente riconoscimento di indipendenza delle due sedicenti repubbliche del Donetsk abbiamo visto l’imbarazzo del capo del FSB i servizi segreti esterni Russi che cercava più tempo per i negoziati.  Putin è in totale a-sintonia con buona parte della sua classe dirigente e del resto del paese. Secondo Massimiliano Di Pasquale dell’Istituto Gino Germani di scienze sociali e studi strategici, l’invasione dell’Ucraina potrebbe essere solo il preludio ad altre invasioni che potrebbero spingere Putin fino all’area Baltica. Altra cosa grave che sta facendo il dittatore Russo è quella di mistificare la storia piegandola per i propri fini di conquista alla stessa stregua di operazioni compiute da Hitler contro i Sudeti. Putin non riconosce più i confini internazionali e le frontiere della Federazione Russa, a quanto si evince dal suo discorso delirante e paranoico, sono quelle dell’URSS. Il mondo per Putin è rimasto fermo al 1991.  

La narrazione russa del presunto accerchiamento da parte della NATO è palesemente una giustificazione di Putin per assemblare le truppe al confine ucraino e per invadere il paese.

Il Cremlino, sin dai tempi della Prima Guerra Fredda è sempre stato abilissimo nella guerra delle informazioni, la misinformation. La narrazione dalla verità è molto diversa. Con una popolazione di oltre 140 milioni di abitanti la Russia è geograficamente il paese più grande del pianeta e possiede una delle più grandi forze armate del mondo con il maggior numero di armi nucleari, circa 6500 missili. È assurdo ritrarre la Russia come un paese gravemente minacciato. In termini geografici, meno di un sedicesimo del confine terrestre della Russia è con i membri della NATO. Dei 14 paesi confinanti con la Russia, solo cinque sono membri della NATO. Dopo il 1945 la Russia non è stata aggredita da nessuno e, nonostante possieda immense risorse naturali, langue ancora nel sottosviluppo e nella povertà. La commistione tra potere politico e quello economico che fa capo a Putin e il potere religioso, rappresentato dalla Chiesa Ortodossa Russa guidata dall’ex agente del KGB Kirill è talmente forte che, il clero è parte attiva delle decisioni militari e nucleari della Russia. Uno scenario quasi teocratico come quello iraniano ma in chiave ortodossa. Analizzando sia gli ultimi interventi di Putin dopo l’ingresso delle sue truppe in Ucraina, sia le affermazioni di esperti vicini al regime russo, hanno più volte ribadito come l’Occidente debba in qualche modo rassegnarsi al bagno di sangue che Putin sta preparando in Ucraina perché Putin “lotta per la sopravvivenza della Russia”. Da storico ed esperto di conflitti condivido le riflessioni dell’Istituto Germani, che le dichiarazioni delle “intellighenzie”, riproposte continuamente in televisione, sembrano perfettamente in linea con l’obiettivo del Cremlino di demoralizzare e logorare psicologicamente l’Occidente. Inoltre, è una mistificazione affermare che Putin “lotta per la sopravvivenza della Russia”, semmai lotta per la sopravvivenza del suo regime corrotto, che è fallimentare sotto il profilo economico.  L’obiettivo del Cremlino, potrebbe non essere solamente l’Ucraina, ma mirerebbe a ricostituire una sfera di influenza e di controllo di Mosca anche nell’Europa centro orientale.  Questa situazione, dopo anni di sbandamento e dopo i tentativi di Donald Trump di smantellare l’Alleanza Atlantica anche per fare un “favore” all’amico Putin, ha di fatto permesso alla Nato di ritrovare una nuova ragione di esistere, individuando dopo decenni un avversario comune: Mosca. L’immediata compattezza nella risposta alle minacce di Putin ha dato un senso all’Alleanza, e, per certi versi, ha finito per sorprendere il presidente russo.

* di Maurizio Petrocchi, Storico, Esperto violenza politica, conflitti e terrorismo.

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