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Transizione … green? Una selva oscura, piuttosto. Il caso del settore moda

Transizione … green? Una selva oscura, piuttosto. Il caso del settore moda

 

Riusciranno le imprese a riveder le stelle?” La burocrazia una selva oscura, per dirla con Dante Alighieri. La metafora è stata usata nella terza edizione dell’Osservatorio “Comune che vai, burocrazia che trovi” di CNA Nazionale. Il rapporto ha studiato la transizione ecologica, messa a dura prova da numerosi ostacoli di natura burocratica. In particolare sono stati analizzati nel dettaglio gli adempimenti più gravosi per le imprese che operano nel settore dell’installazione di impianti e in quello della moda. Il Fermano non è esente da “complicazioni” e anche nel nostro territorio le imprese si trovano di fronte ad un mare magnum di adempimenti, norme contraddittorie e costi che rendono la svolta green sempre più difficile.

Riassume il Presidente di CNA Fermo Emiliano Tomassini: “Dall’analisi emerge che gli adempimenti tendono ad aumentare nel tempo per livello di tecnicismo e si moltiplicano nonostante l’esistenza dei processi di digitalizzazione. Questo per l’impresa vuol dire assegnazione di risorse umane ed economiche dedicate oppure, nel caso delle aziende più piccole, alti costi di consulenza. In pratica la semplificazione si traduce in una lotta contro le complicazioni inutili. La sburocratizzazione rappresenta un tassello importante per la transizione green – dichiara Tomassinidalla produzione alla gestione degli scarti gli ostacoli burocratici allontanano le imprese dal percorso virtuoso verso la transizione green a discapito dell’ambiente”.

Per comprendere il fenomeno il Direttore CNA Alessandro Migliore cita l’esempio di una impresa del settore moda che intenda valorizzare gli scarti di produzione attraverso la disciplina del sottoprodotto e avviare un’attività di recupero di rifiuti in via semplificata: “Il principale adempimento di carattere ambientale è l’autorizzazione unica ambientale (AUA) per gli scarichi idrici e le emissioni in atmosfera: a Fermo il SUAP non è l’unica interfaccia per la presentazione dell’istanza, ma è previsto anche l’invio cartaceo o tramite pec. In secondo luogo – ricorda Miglioreper la convocazione della conferenza dei servizi ci vogliono dai 4 ai 24 mesi e oltre 1 anno per la conclusione del procedimento. Inoltre, lo scarto di lavorazione per essere considerato sottoprodotto a tutti gli effetti deve rispettare quanto previsto dal Codice dell’Ambiente, normativa complessa che ha generato difformità interpretative da parte degli organi di controllo”.

Conclusione? “Purtroppo – spiega il Direttore CNA Fermoviste le grandi difficoltà a gestire gli adempimenti, l’80% degli scarti di lavorazione non viene valorizzato come sottoprodotto ma gestito come rifiuto, mettendo fine al percorso dell’economia circolare e aumentando i costi a carico delle imprese”. Infatti, avendo quindi a che fare con rifiuti, le complicazioni non diminuiscono perché il conferimento in discarica necessita di certificati di analisi del rifiuto che costano all’impresa circa 1000 euro all’anno, oltre agli obblighi documentali di tracciabilità.

Il caso dell’avvio di un impianto di recupero con una procedura semplificata … non è così semplice: “A Fermo – riferisce Migliore ci vogliono fino a 6 mesi, anziché 90 giorni, per l’autorizzazione in forma semplificata, 3 enti a cui inviare l’istanza, cioè SUAP, Provincia, ARPA, oltre 1000 euro per la preparazione della documentazione, oltre 10 documenti aggiuntivi richiesti dai singoli comuni”.

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