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Speciale Ucraina

Speciale Ucraina

Di Maurizio Petrocchi – Storico,
Esperto di violenza politica confitti e terrorismo
Università di Macerata

La situazione critica nelle relazioni tra Russia e Ucraina, accentuatasi negli ultimi mesi, dimostra preliminarmente come l’Ucraina, per la sua collocazione, riveste un ruolo di rilievo sullo scacchiere geopolitico mondiale, tanto da spingere la Russia ad influenzarne in maniera decisiva ogni prospettiva. L’Ucraina è stata, per quasi settant’anni, una pietra angolare negli equilibri di costruzione e sviluppo dell’Unione Sovietica, di cui rappresentava la seconda forza dopo la Russia per numero di abitanti e rendimento economico, e di cui era punto di riferimento per gran parte della produzione agricola e dell’industria militare. In più, l’Ucraina era sede della base della flotta sovietica del Mar Nero (Sebastopoli) e custodiva numerose testate nucleari. A seguito della dissoluzione dell’URSS, il Paese in questi decenni di indipendenza ha ripetutamente cercato di realizzare un progetto di avvicinamento alle istituzioni europee e alla NATO, entrambe interessate a inglobare Kiev nella propria sfera di influenza. I tentativi sono però rimasti sempre frustrati e hanno contribuito, in maniera drammatica, a un conflitto interno nel quale si sono contrapposte due idee antitetiche di Ucraina: da un lato i nazionalisti, europeisti, delle regioni ad Ovest del Paese, promotori di uno Stato definitivamente integrato nell’Occidente; dall’altro la comunità di lingua russa, prevalente nelle regioni orientali e in Crimea, decisa a sostenere la necessità di un legame più forte con Mosca. In questo contesto, nel 2014, la Russia ha perseguito i propri interessi nazionali, annettendo unilateralmente al territorio russo la Crimea, una regione a maggioranza etnica e linguistica russa. Mosca ha fornito poi un continuo sostegno ai gruppi separatisti del Donbass, che ha scatenato un conflitto armato contro l’esercito ucraino ancora irrisolto, che ha provocato migliaia di morti. La storia complicata dei rapporti tra la potenza russa e l’Ucraina si è ulteriormente aggravata a causa delle ulteriori, recenti fibrillazioni i cui contraccolpi si rivelano particolarmente delicati in ordine alla questione energetica che ha assunto un peso centrale negli ultimi mesi in Europa.

La mancata autorizzazione della Germania al gasdotto Nord Stream 2, il combinato disposto tra il blocco delle forniture e un’escalation militare in Ucraina potrebbero comportare un ulteriore peggioramento della situazione, che risulterebbe rovinosa anche e soprattutto per l’Italia, che deve a Mosca oltre il 40 per cento delle importazioni. Nel quadro della peggior crisi energetica degli ultimi decenni, risulta evidente che la Russia possa sfruttare questo tema per esercitare pressioni sull’UE, usando le forniture di gas come strumento di tensione e di guerra asimmetrica. In particolare, l’Europa rischia di essere la principale vittima di questa sorta di guerra fredda del gas, andando incontro a ripercussioni sia di ordine politico-militare – poiché il malaugurato scenario di un conflitto sul confine orientale farebbe depositare sul vecchio Continente le scorie dell’ostilità russo-americana – sia di ordine economico a causa dell’incidenza che riveste il gas. L’aggressività russa, sostenuta dalla Bielorussia, nei confronti dell’Ucraina e sul fianco orientale dell’Alleanza è certamente condannabile ma permane forte per l’Europa l’esigenza di mantenere aperti canali di dialogo diplomatico. Vale la pena segnalare l’imminente referendum confermativo di una nuova Costituzione bielorussa che non prevede più la neutralità internazionale del Paese. L’escalation delle ultime settimane ha visto protagonisti la Russia – che certamente persegue anche l’obiettivo di una rinegoziazione degli accordi di Minsk – e gli Stati Uniti; in tale contesto, è opportuno che l’Europa riesca a partecipare attivamente alla ricerca di una stabilità strategica, sedendosi al tavolo delle trattative e giocando il suo ruolo su temi essenziali quali il controllo degli armamenti convenzionali, la contro proliferazione nucleare e tutte le attività che hanno a che fare con le minacce ibride. Il possibile intervento militare russo potrebbe concretizzarsi in maniera drammatica con evidenti effetti destabilizzanti e ricadute negative soprattutto sul settore energetico, per quanto riguarda l’approvvigionamento del gas e l’ulteriore aumento dei prezzi dell’energia.

Gli ultimi sviluppi della crisi ucraina hanno visto il posizionamento di un consistente contingente russo lungo il confine, anche se un attacco in larga scala sia ritenuto dagli analisti di intelligence poco probabile, l’aumento di incidenti fanno temere un aumento del rischio e l’innesco di reazioni.  In ogni caso, la possibilità di attacchi di natura ibrida impone di mantenere alto il livello di attenzione, nella piena consapevolezza che l’Italia può e deve svolgere un ruolo di rilievo, di intesa con i partner UE e NATO.

Intanto sono cominciate in Bielorussia le esercitazioni militari congiunte con le truppe di Mosca. Lo ha confermato il ministero della Difesa russo secondo cui le manovre denominate ‘Union Resolve 2022’, in programma fino al 20 febbraio, si concentreranno sulla “soppressione e il respingimento di aggressioni esterne”. La diplomazia occidentale è affannosamente alla ricerca di una soluzione diplomatica alla crisi lungo la frontiera ucraina, l’inizio delle esercitazioni alimenta speculazioni e tensioni in vista di un possibile attacco russo all’Ucraina. Le immagini provenienti dai satelliti mostrano che la maggior parte delle truppe in Bielorussia è stata dispiegata vicino al confine con l’Ucraina. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito le operazioni una strategia di “pressione psicologica” ma ha avvertito Mosca che oggi “abbiamo abbastanza forze per difendere con onore il nostro paese”. Intanto il premier Johnson in un incontro con il segretario Nato Jens Stoltenberg ha ribadito il sostegno di Londra alla Polonia, e Mosca in queste ore ha annunciato che ha iniziato il ritiro del personale diplomatico non essenziale dall’ambasciata di Kiev.

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