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L’escalation nucleare e gli errori dei regimi autocratici

L’escalation nucleare e gli errori dei regimi autocratici

di Maurizio Petrocchi – Storico, Università di Macerata
esperto in violenza politica conflitti e terrorismo

Putin dopo la drammatica escalation delle tensioni con l’occidente sull’invasione dell’Ucraina ha ordinato di mettere in massima allerta il sistema di difesa nucleare in risposta a quelle che ha definito «dichiarazioni aggressive» delle principali potenze della NATO. Egli ha dato mandato affinché le armi nucleari russe siano preparate per una maggiore prontezza al lancio. Lo Zar non ha rivelato i suoi piani finali, ma è plausibile credere voglia rovesciare il governo ucraino e sostituirlo con un regime di suo gradimento, ridisegnando la mappa dell’Europa e facendo rivivere l’influenza di Mosca durante la Guerra Fredda.  Fino ad oggi le truppe russe sono rimaste alla periferia di Kharkiv, mentre altre forze sono passate per spingere l’offensiva più in profondità nell’Ucraina.

Gli ucraini si sono offerti volontari in massa per aiutare a difendere Kiev ed altre città, prendendo armi distribuite dalle autorità e preparando bombe molotov per combattere le forze russe. Il governo ucraino sta rilasciando anche detenuti con esperienza militare che vogliono combattere per il Paese. L’avanzata russa verso i porti strategici nel sud dell’Ucraina sembra volta a prendere il controllo della costa del paese che si estende dal confine con la Romania (dalla Transnistra) a ovest fino al confine con la Russia a est.  Il Magg. Gen. Igor Konashenkov portavoce dello stato maggiore della difesa russa ha affermato che i militari russi hanno bloccato le città di Kherson sul Mar Nero e il porto di Berdyansk sul Mar d’Azov. Ha detto che le forze russe hanno anche preso il controllo di una base aerea vicino a Kherson e alla città di Henichesk, sul Mar d’Azov. Le autorità ucraine hanno riferito di combattimenti vicino a Odesa, Mykolaiv e altre aree. Tagliare l’accesso dell’Ucraina ai suoi porti marittimi infliggerebbe un duro colpo all’economia del paese. Potrebbe anche consentire a Mosca di costruire un corridoio terrestre per la Crimea, che Mosca ha annesso nel 2014 e fino ad ora era collegato alla Russia da un ponte di 19 chilometri il ponte più lungo d’Europa. Intanto gli Stati Uniti hanno promesso ulteriori 350 milioni di dollari in assistenza militare all’Ucraina, comprese armi anticarro, giubbotti antiproiettile e armi leggere. La Germania ha detto che invierà missili e armi anticarro nel paese assediato e che chiuderà il suo spazio aereo agli aerei russi. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, nel frattempo, ha dichiarato che la Germania destinerà 100 miliardi di euro a un fondo speciale per le sue forze armate, aumentando la spesa per la difesa oltre il 2% del PIL.

Nelle scorse ore il primo ministro israeliano Naftali Bennett si è proposto come mediatore tra Russia e Ucraina telefonando al presidente Putin. Questo ha fatto sì che la Russia ha inviato una delegazione a Gomel, nel sud della Bielorussia, per condurre colloqui di pace con funzionari ucraini. Il presidente Zelensky, che venerdì aveva lanciato l’idea della mediazione israeliana a Bennett, ha sottolineato la sua disponibilità per i colloqui di pace. L’incontro tra la delegazione russa ed ucraina per trattare la pace senza pre-condizioni avverrà nella mattinata di domani 28 febbraio.

Bennett – secondo fonti israeliane – ha chiamato Putin intorno alla mezzanotte di ieri, la telefonata è durata 20 minuti, poi il primo ministro ha aggiornato gli Stati Uniti e l’Ucraina sia prima che dopo la conversazione.

Intanto, all’interno del teatro di guerra il morale e la determinazione delle truppe ucraine che difendono il loro paese è più alto di quello di coloro invadono, soprattutto perché non sono sicuri del motivo per cui lo stanno facendo. Sappiano che gli ucraini sono seriamente intenzionati a difendere la loro terra e sono resilienti, non sono stati ancora ribaltati. La stenua resistenza ucraina, gli alti costi della guerra per entrambe le parti, alza la posta in gioco anche per Putin in casa. Come hanno notato numerosi analisti, poiché la Russia sta esaurendo le scorte di missili a guida di precisione e verrà coinvolta nella guerra urbana, i combattimenti potrebbero diventare brutali. È strano per Putin insistere sul fatto che l’Ucraina dovrebbe davvero far parte della Russia e poi aspettarsi che la gente tolleri che i compagni slavi – spesso i loro parenti – vengano bombardati.

Putin come la maggior parte degli autocrati ha una paura residua del suo stesso popolo e potrebbe iniziare a preoccuparsi di come potrebbe reagire a un numero ancora maggiore di vittime, alla brutalità in Ucraina e alla condanna internazionale. In questi giorni ci sono state numerose manifestazioni di piazza in molte città russe che hanno portato all’arresto di oltre 4500 manifestanti contro la guerra in Ucraina.  Per Putin la guerra potrebbe non andare come sperato, è possibile che la Russia abbia sottovalutato le forze ucraine e sopravvaluto le proprie. Putin non potrà reggere per molto tempo l’assedio a causa degli enormi costi e delle risorse per sostenere la guerra. L’Ucraina inoltre condivide un confine terrestre con la NATO e le attrezzature dall’Europa stanno transitando liberamente verso le forze regolari ucraine fintanto che stanno combattendo. Le guerre raramente vanno secondo i piani – scrive il prof. Lawrence Freedman emerito della King’s College, eventi casuali o operazioni eseguite male possono richiedere improvvisi cambiamenti di strategia. Le conseguenze indesiderate possono essere importanti quanto quelle previste. Queste sono le insidie ​​che circondano tutte le guerre, ecco perché dovrebbero essere affrontate solo grazie a buone ragioni. Putin è diventato ossessionato dall’Ucraina ed è incline a teorie oltraggiose che appaiono come pretesti per la guerra ma che possono anche riflettere le sue opinioni. A volte nelle democrazie, continua il prof. Freedman, piangiamo la flaccidità, l’incoerenza, la miopia e l’inerzia del nostro processo decisionale, rispetto agli autocrati che possono superarci in astuzia pensando a lungo termine e poi facendo passi coraggiosi senza alcun bisogno di convincere un pubblico scettico, ascoltare suggerimenti, o essere limitati da vincoli imbarazzanti come lo stato di diritto. Putin ci ricorda che l’autocrazia può portare a grandi errori e, sebbene la democrazia non ci precluda in alcun modo di commettere i nostri stessi errori, almeno ci offre l’opportunità di passare rapidamente a nuovi leader e nuove politiche quando ciò accade.

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