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Licorice Pizza: la storia d’amore e il sogno americano firmato da Paul Thomas Anderson. Da oggi nelle sale

Licorice Pizza: la storia d’amore e il sogno americano firmato da Paul Thomas Anderson. Da oggi nelle sale

Anteprima Inchiostro – di Marco Urbani

Capita che un ragazzo, al confine tra l’infanzia e l’adolescenza, cammini su una strada qualunque e, preso dalle sue speranze, si dimentichi che prima di lui tutta l’umanità è passata su quella stessa strada.

Per i manuali di psicologia l’infanzia finisce spesso con uno spazio bianco tra una fase I e una fase II o tra una sigla pre- e una sigla post-.

Per Joseph Conrad, nell’incipit del suo capolavoro La linea d’ombra, l’infanzia termina in “un giardino incantato, dove anche le ombre splendono di promesse e ogni svolta del sentiero ha una sua seduzione”.

L’infanzia spesso termina in uno spazio in cui le speranze, la cosiddetta “vita davanti”, può creare una rarefazione del paesaggio; la piacevole illusione che il mondo sia davvero un mondo dalle infinite possibilità.

Questa è la materia con cui il regista statunitense Paul Thomas Anderson, il maestro di film come Magnolia e Il filo nascosto, plasma i personaggi del suo Licorice Pizza (“Licorice Pizza” era il nome di un negozio californiano di vinili, gioco di parole che richiamava la forma simile a una “pizza di liquirizia” dei dischi).

Il quindicenne Gary Valentine (Cooper Hoffman, figlio di Philip Seymour Hoffman) s’invaghisce della venticinquenne Alana Kane (Alana Haim), assistente insoddisfatta del fotografo che sta scattando le foto per l’annuario della scuola.

Nonostante il rifiuto iniziale, Alana è attratta dalla  sfacciataggine del ragazzo e accetta di incontrarlo per cena.

Siamo nella San Fernando Valley, zona popolare alle spalle delle colline che sovrastano Los Angeles,

tra la Hollywood del cambiamento post movimenti hippie e la crisi del gas del ’73.

Gary Valentine è la rappresentazione di questo tempo della speranza, della vitalità adolescenziale senza attimi di riflessione. E’ un attore bambino con dentro il carisma dell’uomo d’affari: apre un fiorente business di materassi ad acqua e poi di flipper; è la rappresentazione del sogno americano, la speranza di potercela fare lavorando duramente, reinventandosi con coraggio e determinazione per migliorare la propria esistenza.

Un successo così impresso nel volto e nella fisicità che, a metà film, può venire spontaneo immaginare tra i plausibili finali che il ragazzo diventi, perché no, Presidente degli Stati Uniti; Gary Valentine, con i suoi capelli rossi e il suo faccione da bambolotto, potrebbe benissimo far pensare a un giovanissimo Donald Trump.

L’unica cosa che non può essere precoce è l’amore; tra Gary e Alana s’ instaura un rapporto che è meno dell’amore, non c’è congiungimento carnale, ma è qualcosa in più di un’amicizia: c’è ammirazione, gelosia, competizione, ingenuità, spontaneità e molta sensualità.

Tutto questo in una corsa in cui i due ragazzi incontreranno il produttore Jon Peters (Bradley Cooper, giacca frangiata e aderentissimi pantaloni bianchi), allora fidanzato di Barbara Streisand, un regista sopra le righe (Tom Waits) e un attore piacione ispirato a William Holden (Sean Penn).

Licorice Pizza non è solo un film che trasmette una grande vitalità, una danza forsennata vorticosamente libera; è anche una storia che lascia intravedere una tenue ma precisa riflessione politica su quali siano i valori e i disvalori su cui poggia il sogno americano.

Il film è candidato a tre Oscar 2022: miglior film, regia e sceneggiatura originale.

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